Cambio del clima, gli effetti e le risposte di piante e vegetazione

Cambiamento climatico: cosa succederà alle piante?

Relazioni tra i cambiamenti climatici e le piante sulla Terra

Surriscaldamento - Cambiamento climatico: cosa succederà alle piante? Foto di Pok Rie da Pexels
Categoria: Surriscaldamento | Martedi 19 Gennaio 2021 - 15:33:23

Le condizioni climatiche determinano le specie animali e vegetali che possono nascere, vivere e riprodursi in una determinata area geografica.
La loro vulnerabilità è in stretto rapporto con le temperature, la percentuale e la tipologia delle precipitazioni esistenti, che modificare sostanzialmente gli stessi ecosistemi naturali, nei quali vivono.

Il delicati meccanismi delle piante in funzione del clima


In natura esistono dei meccanismi ben precisi che consentono a piante e animali di gestire i periodi di inizio e fine della dormienza fisiologica, permettendogli di adeguarsi alle temperature e ai cicli solari diurni in modo estremamente allineato.

Il meccanismo della dormienza è fortemente tarato su temperatura e fotoperiodo (un insieme di reazioni organiche in base al ritmo ambientale).
La temperatura determina il momento in cui le piante può iniziare la sua attività fisiologica, mentre il fotoperiodo, in combinazione con determinati valori termici, comunica alle piante l'inizio del processo di cessazione di tutte le attività principali.

Studi e ricerche confermano le conseguenze sui processi naturali delle piante


Non ci sono ancora abbastanza informazioni sugli studi intrapresi in merito alle conseguenze dei cambiamenti climatici sui processi di inizio e cessazione delle attività di dormienza delle piante.

Alcuni studi e ricerche svolte in Inghilterra hanno comunque messo in risalto le problematiche che possono insorgere nel processo di germogliamento in periodi anticipati e il ritardo osservato nella caduta delle foglie durante il periodo di riposo invernale.

I meccanismi delle piante arboree stravolti dai cambiamenti climatici


In milioni di anni le piante sono riuscite a perfezionare dei delicati meccanismi di protezione per sfuggire, ad esempio, al gelo invernale.
Accumulando determinate ore di freddo, le piante possono avere una ripresa vegetativa efficace nel periodo primaverile ma rischiano di avere una germogliazione ritardata o al contrario riprendere una crescita vegetativa eccessivamente precoce, aumentando il rischio di subire dei danni a causa della presenza di gelate mattutine che spesso si possono avere nei primi periodi di primavera.

Alcune di queste ricerche hanno dimostrato che lo stravolgimento dei tempi che intercorrono fra il germogliamento e la caduta delle foglie, durante il riposo invernale, hanno determinato, dal 1960 ad oggi, un estensione della stagione di crescita da un minimo di 15 giorni ad un massimo di 20.

L'aumento delle temperature, in un futuro caratterizzato dal riscaldamento globale, potrebbe determinare una forte limitazione delle specie arboree nello sfruttamento del fotoperiodo.
Questo problema, sul controllo del foto periodo, nasce dal fatto che le piante possono subire alterazioni a causa delle alte temperature in rapporto alla durata del giorno che, contrariamente all'aumento di calore, rimane sempre uguale.

Cambiamenti climatici ed ecosistemi vegetali


Negli anni la scienza è riuscita ad accertare, con una certa precisione, alcuni importanti aspetti che riguardano i rapporti e le relazioni che esistono fra i cambiamenti climatici e gli ecosistemi vegetali.

Sappiamo con certezza che le piante hanno una straordinaria capacità nell'assorbire l'anidride carbonica sottraendola all'atmosfera attraverso una "fissazione" nelle varie componenti che ne costituiscono un ecosistema vegetale.

Il trattenimento dell'anidrite carbonica all'interno delle piante può durare per periodi più o meno lunghi in funzione di svariate variabili tra cui le caratteristiche di temperatura, umidità, luce solare e, ovviamente, le caratteristiche stesse della pianta.

La mitigazione dell'effetto serra operata dalle piante


La preziosa azione delle piante, e di tutti gli ecosistemi sia agricoli che forestali, consente una continua e forte mitigazione dell'effetto serra che è stata riconosciuta anche nel Protocollo di Kyoto.

La ripartizione dell'effetto riscaldante dei principali gas-serra nei prossimi 100 anni è rappresentato da un 63% di Biossido di Carbonio, un 24% di Gas Metano e un 10% di Protossido di azoto, oltre al restante 3% di altri gas.

Il contributo, di tipo antropogenico, dato alla variazione delle concentrazioni di questi gas-serra, è sempre più pesante e concreto e le prove stanno anche nella rapidità dei cambiamenti che si sono registrati sulle concentrazioni gassose presenti nell'atmosfera terrestre, in periodi che vanno dalla meta del XVIII Secolo, fino ai giorni nostri.